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Utente: nuvolasenzainverno
Nome: Diana Comari
Nuvolasenzainverno

Benvenuti

Qui inizio il mio viaggio virtuale sui sentieri colorati delle parole. Auguro buona lettura a tutti quelli che mi hanno seguita fino a qui e a chi verrà, magari per caso, e sceglierà di restare... E' bello sapere che si può fare un po' di strada insieme, uniti dal filo delle parole.
By Diana nuvolasenzainverno

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"Un azzurro scalzo in cielo, il cielo matto di marzo e di quel nostro incontro e al centro tu poggiata sui ginocchi e gli occhi tuoi per sempre nei miei occhi"
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"Noi abbiamo tutte le possibilità per dimostrare di essere migliori di quello che dimostriamo tutti i giorni". D.S.


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"Battiti combattiti in questa vita fatta a scale senza sapere se poi farsi male è vero o no. Con il pulsante del tuo cuore poter salire oltre il dolore. Battiti battiamoci da brutti sporchi e anche cattivi perché dobbiamo vivere da vivi con l'anima tra i denti. Battiti combattiti che sia sconfitta o sia vittoria che sia disfatta o che sia tutta gloria in questa via dove si gioca la partita che noi combatteremo fino all'ultima vita, all'ultimo omino".
C.Baglioni

Nuova Era

Ti traccero' nell'aria
di questa nuova era.
Dormendo senza sonno
anch'io cadro' dal mondo.
E ti terro' negli occhi
Ti cerchero' nel vento
Ti portero' nel petto
inciso dentro.
Com'era bella
la luna da comprare.
Com'era guerra
l'amore che portavi qui.
Per terra spariti spiriti
s'incendiano in
quell'alba lucida.
E lascia che sia eternita'
E lascia che sia temporale
E lascia che sia di passione
Finira'...
G. Nannini

"Abbiamo camminato e andremo avanti ancora sputtanando tutto con una cazzata sola"
L.Carboni

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martedì, 17 novembre 2009

ZONA 9 ISOLA

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By Diana nuvolasenzainverno alle ore 22:54 | Permalink | commenti (1) |
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lunedì, 16 novembre 2009

HO VISTO COSE...

Ci sono vite che incroci e non avresti mai voluto neanche sapere della loro esistenza.
Ci sono storie in cui tuo malgrado ti ci ritrovi in mezzo e non sai se devi riderci sopra o piangere, ma sai che non le puoi raccontare, neanche se quando ti sei presentata hai detto di essere una giornalista.
Ci sono incontri (non sempre edificanti) che per ragioni di privacy non puoi rendere pubblici, neanche parzialmente.
Ci sono persone che mai vorresti conoscere e tanto meno trovartele tra i piedi nei momenti meno opportuni.
Ci sono realtà da cui vorresti girare alla larga perché di guai ne hai già tanti che è ti è impossibilie pensare di farti carico anche di quelli degli altri e, anche se ti spiace per loro, tu hai scelto di salvarti e di andare lontana anni luce pur di non restarci incastrata.

Ho visto cose che mi sono sempre sembrate un film di altri... e vorrei restassero tali...

Non c'è dubbio che a me manchino da fare una valanga di esperienze e ho una fretta infinita di recuperarle prima che il mio tempo scada, ma so per certo che ci sono anche cose con cui non voglio aver nulla a che fare né per viverle né per raccontarle.
Sono di sinistra sì, ma scema no: il giornale voglio scriverlo e non finirci sopra per altre cose.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:45 | Permalink | commenti |
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domenica, 15 novembre 2009

GIANNA NANNINI, LA REGINA DEL FORUM

Una bravissima e travolgente Gianna Nannini ieri sera ha conquistato il Forum di Assago, pienissimo di persone di tutti i tipi e di tutte le età, dalle ragazzine ai nonni.
A guardare lo spettacolo dall’alto era una marea di mani agitate e saltellanti al ritmo dell’energia della musica di Gianna.
Gianna che ci ha chiamati “Milano mia” e che a fine concerto ha ringraziato emozionata, dicendo di essere proprio “Tanto contenta” che siamo stati tutti ad ascoltarla quella sera.
Sera un po’ speciale, dove ospite è stato Riccardo Scamarcio che ha duettato con la Nannini in “California” (canzone inserita anche nella colonna sonora del film “Prima linea” di cui l’attore è protagonista) e ha suonato alla batteria in una versione rock di “Volare”.
Potere della tecnologia che per tutto il concerto ha fatto sì che gli accendini fossero sostituiti dalle lucette dei display di telefonini e macchine fotografiche che, anziché muoversi al ritmo della musica, restavano immobili per catturare frammenti di quel concerto bellissimo. Soltanto nel finale, sulle note di “Aria” molte lucette blu hanno lasciato il posto alle più tradizionali fiammelle in movimento.

Confesso che per la prima parte della serata, più che Gianna Nannini, ho visto scorrere la mia vita degli ultimi mesi agitati e confusi. Le volte in cui ho avuto “solo questo istante”, i miei sogni meravigliosi volati lontano e persi per sempre e la fatica di non cedere la notte a pensarci. I sogni che li hanno sostituiti che “amarti mi consola, mi dà allegria” ma già andati in frantumi che “finisce qui l’inizio di un amore” e la voglia di ricostruirli pezzo per pezzo per non lasciarli andare e “abbracciami, niente ci può sciogliere” perché ormai “sei nell’anima”.
Sul finale, invece, ho visto proprio Gianna Nannini, bellissima, vivace, trascinante, potente, divertente ed emozionata (non saprei se per il fatto di essere a Milano, per il suo pubblico o per la presenza di Scamarcio, a cui alla fine è saltata addosso).
Un grande concerto aperto con “Ora sono qui, voglio sorridere” di una splendida versione di “Maledetto ciao” e una grandiosa Gianna.

"Dammi un attimo o è una notte che si spreca. Solo un attimo, per accompagnarti in questa corsa senza tregua"


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 13:50 | Permalink | commenti |
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lunedì, 09 novembre 2009

ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PARTITO DEMOCRATICO

Assemblea Nazionale PdSabato 7 novembre, a Roma, si è svolta l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, in cui è stata ratificata l’elezione a segretario di Pierluigi Bersani e sono stati nominati alcuni membri del gruppo dirigente del Pd.

È stata una giornata particolare, in cui anche l’organizzazione sembrava funzionare bene, con le navette che arrivavano puntuali nei punti di ritrovo e persone giunte da tutta Italia che si scambiavano esperienze di partito e chiacchiere sui luoghi della capitale che si incrociavano lungo il tragitto.
Nessun problema agli accrediti, in cui chiunque voleva entrare poteva farlo senza troppe domande (e al momento dei voti, in sala c’era una gran confusione di cartellini di tutti i colori – non solo quelli degli eletti – che si alzavano a seconda delle preferenze).
Nell’area dell’assemblea del padiglione 14 della Nuova Fiera di Roma, era un continuo scambiarsi saluti, riconoscere volti e persone incontrate ad altri appuntamenti con il partito o visti nelle fotografie delle campagne elettorali.

Grande affollamento di telecamere e amministratori locali all’arrivo dei big del Pd: tutti volevano esser certi di ottenere una foto, una dichiarazione, un’intervista, un saluto o semplicemente farsi vedere accanto a questo o a quello, perché la politica è anche apparenza.
E i big sono arrivati tutti (eccetto Veltroni impegnato a Bergamo con la Fiom e Prodi, più volte evocato): tostissimo come sempre Piero Fassino, splendenti i sorrisi di Massimo D’Alema, teso Dario Franceschini sempre intento a mandare i messaggi al telefonino (quattro ore di assemblea, sempre a scrivere sul display), tranquillo nel suo maglioncino rosso Ignazio Marino… ma l’assemblea era il giorno di Bersani.
Tutti erano arrivati lì per ascoltare il suo programma per il Pd e qualcosa di chiaro è sicuramente stato detto: in particolare Bersani ha posto l’accento sul costruire l’alternativa al governo Berlusconi, confrontandosi in Parlamento sulle riforme; sulla necessità di dare delle risposte alla crisi, ironizzando sul vagheggiamento del posto fisso di Tremonti, sostenendo che molti italiani il posto fisso a breve lo troveranno a casa loro se non si interviene; sulla necessità di puntare sulla green economy e non sul nucleare.
Altre questioni che sono state accennate sono quelle inerenti le donne, l’Afghanistan, il Meridione e anche il Pd che, secondo Bersani, necessita di un gruppo dirigente corresponsabile perché occorre dare solidità al partito; il tutto senza risparmiare ingenerose frecciate alla gestione precedente del partito e a presunti errori.

Svariate le evocazioni di Prodi all’inizio e alla fine dell’Assemblea, fatte con toni che sembravano più una commemorazione di un defunto più che un omaggio ad un politico presente.
Qualche dubbio anche nella scelta della colonna sonora: alla fine del suo discorso, Bersani ha annunciato “La canzone popolare”, ma sono partite le note di “Un senso” di Vasco Rossi, che poi si sono mischiate al brano di Fossati e per un po’ i due pezzi si sono avvicendati, con il risultato che nessuno ha capito se si trattava di una scelta consapevole o di un errore del fonico… Fatto sta che “La canzone popolare” di Prodi, per Bersani è stata un po’ meno popolare perché nessuno in sala la cantava o sventolava bandiere, ma ognuno si muoveva per i fatti suoi, per lo più cercando di avvicinarsi al tavolo della presidenza – dove si era insediata la acclamatissima e commossa Rosy Bindi, con i vice Marina Sereni e Ivan Scalfarotto – per iniziare a votare l’approvazione dei dirigenti eletti.

Una giornata faticosa per chi, come me, non ha sostenuto Bersani in questo percorso. Una giornata in cui ci si guardava in viso per riconoscerci e non era difficile. Una giornata per ritrovarsi adesso che il percorso congressuale dovrebbe esser chiuso, per vedere se si è capaci di archiviare le divergenze e ricominciare a lavorare insieme, ma anche per sentire gli umori di quelli che hanno fatto parte del proprio gruppo e cercare di capire come proseguire e con quale linea. Una giornata di parole in libertà, dove i dirigenti si lasciano sfuggire veleni su cosa è stato fatto e contro chi e tutto si fa più chiaro anche per chi fa politica a km di distanza e certe tensioni non le vive e fatica a crederle. Una giornata di pubbliche relazioni per dirigenti dalle poltrone precarie in cerca di conferme e di amicizie da tessere per chi delle poltrone non si è mai occupato ma si è divertito a vivere questa avventura cercando di costruire qualcosa di valido che potesse durare nel tempo.

Assemblea Nazionale del Partito Democratico


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 23:36 | Permalink | commenti (5) |
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sabato, 17 ottobre 2009

LA ROMA DEL PD

Roma è una città speciale in questi giorni: non sembra neanche più la città di Alemanno da quanti manifesti del Pd ci sono in giro per le strade. A Roma, la politica si è sempre parlata per manifesti posizionati nelle strade, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza.

Non è stato un viaggio come un altro quello che ho fatto questa volta nella capitale: è stato un viaggio in veste di delegata di Milano per la mozione di Dario Franceschini alla Convenzione Nazionale del Partito Democratico. E proprio da Dario Franceschini e dal suo comitato ho scelto di cominciare, con una visita agli uffici nel cuore di Roma, in Via del Tritone, proprio di fronte al Messaggero. Idea nata grazie a "un'amicizia" della rete di facebook e alla disponibilità di Elisabetta del comitato di Franceschini. Un'idea accolta felicemente dalla mia curiosità di dare nomi, volti e luoghi a quel mondo di parole, siti web e foto che circolano in rete e dalla necessità di reperire anche un po' di materiale "elettorale" che a Milano sembra restare sotto chiave, salvo apparire magicamente nelle mani di qualcuno che anziché diffonderlo preferisce tenerselo sulla scrivania.

E' stato bello vedere dal vero il luogo dove nascono le idee e i materiali che noi facciamo circolare. E' stato bello dare voci e volti a frasi scritte tante sere in rete. E' stato bello incontrare persone con cui, pur non conoscendoci, si condivide un progetto, un percorso e si persegue un obiettivo, mettendo a disposizione se stessi, il proprio tempo, le proprie idee, il proprio impegno, anche fino a notte fonda o nei week end. 

Il cammino è proseguito, poi, verso Sant'Andrea delle Fratte, alla scoperta della sede del Partito Democratico e della postazione di You Dem.

E infine la Convenzione Nazionale, all'Hotel Marriott: è' stata una giornata emozionante quella dell'11 ottobre.
Molti i disagi organizzativi, dalle comunicazioni arrivate in ritardo o non arrivate per niente, ai delegati abbandonati a se stessi che vagavano alla ricerca di navette già colme (ma questo, per chi organizza eventi, è nella norma, non è un problema del Pd), alla scelta della location piuttosto scomoda anche se decisamente molto bella.

All'interno del Marriott c'era una bella atmosfera: è stato interessante incontrare persone provenienti da tutta Italia, confrontare le nostre storie e le nostre realtà di partito. Era buffo guardarsi in faccia e studiarsi le frasi per cercare di capire chi stava con chi e cercare di recuperare qualcuno della propria mozione. Simpaticissimo il gruppo dei toscani, alla ricerca del vino che non c'era nell'area buffet. Molti i giovani in sala, per lo più in qualità di "invitati" per Marino e Franceschini, tra loro anche una coppia già incontrata a giugno, nella campagna elettorale di David Sassoli per le elezioni europee. Compatti i bersaniani, sicuri di sé e di essere i padroni della convenzione e del partito (almeno fino a che non ha preso la parola Franceschini), più vivaci e pronti a farsi sentire tutti gli altri che di esser relegati a minoranza non ne avevano alcuna intenzione.

Ha fatto una certa impressione essere all'interno di un momento politico così importante. La chiusura delle porte della sala in cui si svolgevano "i lavori" (si dice così, ma di fatto ci hanno convocati per andare ad ascoltare i tre candidati) e la difusione dell'inno nazionale è stata una vera emozione: contrariamente a quanto hanno scritto alcuni giornali, questa scelta è stata condivisa da tutti e molti iscritti cantavano (non come certi politici che, invece, si guardavano in giro). In quel momento, con l'inno nazionale, le persone in piedi e i nostri politici di riferimento schierati al completo, si aveva davvero la sensazione di partecipare a qualcosa dai tratti ufficiali.
Monotono il discorso di Bersani, da perfetto funzionario o ministro dell'economia che alla fine ha citato Pulp Fiction riferendosi a Berlusconi, dimostrando però di ignorare completamente il contenuto di quel film. Ad applaudirlo sono stati prevalentemente i suoi delegati, con qualche passaggio condiviso da tutti.
Appassionato, trascinante, diretto, chiaro Dario Franceschini, capace di farsi acclamare dalla sala intera in più momenti. Delle polemiche tra i candidati e i loro supporter riportate dai giornali, tra il "pubblico" presente non c'era traccia: non fregava nulla a nessuno dell'attacco di Franceschini a D'Alema, la sensazione generale era che il segretario avesse detto ciò che era da dire, anche perchè il contesto in cui la frase è stata pronunciata era ampiamente esplicativo.
Sfortunato Marino che, dopo un discorso così intenso come quello di Franceschini, era difficile trovare qualcosa per far presa e più delle sue parole ha potuto l'ora di pranzo che ha fatto uscire dalla sala molti bersaniani... peccato: un po' di rispetto e pazienza in più non avrebbe guastato. Siamo stati convocati ad ascoltare 3 persone, non 100, si poteva anche restare dentro alla sala fino alla fine.
Marino è stato deciso ma piuttosto pacato, applaudito da chi era rimasto in sala, ma le sue argomentazioni rischiano di apparire troppo selettive: il Pd, se vuole vincere le elezioni, ha bisogno di un segretario che sia in grado di parlare al Paese intero, non solo ad una élite.
A votare le due commissioni, nella confusione generale, non siamo rimasti in molti e non si è nemmeno capito del tutto che cosa si stava votando, dato il via vai di gente e il chiacchiericcio tra le sedie. 
Poi è scattata la caccia al politico preferito, per rubare una foto, farsi firmare il cartoncino da delegato, salutarlo... Rosi Bindi la più ricercata e le sue magliette con scritto "Non sono una donna a sua disposizione" sono andate a ruba. In fuga Massimo D'Alema, sfuggente Sassoli, disponibilissimo e sorridente Piero Fassino.
Marino è stato sempre circondato dai suoi sostenitori che lo hanno scortato per tutto il Marriott (i "mariniani" sono stati gli unici arrivati organizzati, hanno costruito davvero un bel gruppo unito).
I giovani erano tutti alla ricerca di Dario Franceschini, mentre Bersani si appartava a registrare un'intervista televisiva.

Convenzione Nazionale Partito Democratico


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 16:46 | Permalink | commenti (4) |
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giovedì, 08 ottobre 2009

DELEGATA

Le ultime settimane sono state piuttosto movimentate. Partecipando alle iniziative del Partito Democratico ho avuto modo di conoscere tante persone, tante storie, tante speranze appese agli ideali politici e all'impegno quotidiano. Mi sono ritrovata a partecipare a dibattiti, convenzioni, assemblee, iniziative di piazza e ogni volta è stata un'impressione diversa ma sempre un'emozione stupenda: la prossima tappa è domenica 11 a Roma, al congresso.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:40 | Permalink | commenti (2) |
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lunedì, 28 settembre 2009

INFILTRATA

A Milano si è appena conclusa la 1° Festa Nazionale del Pdl e, un po' spinta da un falso cartellone con il programma, un po' per naturale curiosità verso l'altra parte, sabato pomeriggio (il giorno in cui ha parlato Fini) sono andata a vedere. Credo che sarà la prima e l'ultima volta nella mia vita che troverò il coraggio di andare ad una festa della destra. Che poi di festa aveva davvero poco: sarà stato per lo spropositato numero di ministri e portaborse presenti quel giorno, ma era pieno di poliziotti e uomini della sicurezza. Va bene la difesa degli uomini pubblici, ma l'area intorno al Lido di Milano era circondata dai pulmini blu della polizia: con tutti i problemi che ci sono a Milano, non era proprio il caso di impegnare tutte le forze dell'ordine in quel luogo (i politici di sinistra, neanche da ministri si presentavano alle feste di partito con tutto quel dispiegamento di forze). All'ingresso dell'area c'era un cordone di uomini della sicurezza che si assicuravano che il passaggio restasse libero (alle 15.00 era liberissimo, non c'era quasi nessuno), tutti educatissimi, pronti a salutare i pochi che entravano. Confesso che in quel momento ho avuto paura: sabato pomeriggio dovevo andare al mio circolo Pd per il dibattito sulle mozioni congressuali e - dato che non avrei avuto il tempo di ripassare da casa - mi ero portata dietro del materiale per le primarie da lasciare nel circolo... Non oso pensare a quale sarebbe stata la reazione se avessero visto che avevo la borsa piena di volantini di Dario Franceschini! Per fortuna, nessuno ha controllato le borse. La festa aveva poco di festoso, ma sicuramente è costata molto al Pdl: pochissimi stand, qualche sponsor, una libreria (con solo ed esclusivamente libri di destra), il bar del Lido, lo stand dei gadget e un ristorante allestito nell'area dibattiti. Tutti i vialetti dell'area del Lido erano ricoperti dalla moquette blu (quella che si usa negli allestimenti fieristici) e le sedie erano tutte ricoperte dai drappi bianchi (neanche fosse un ristorante addobbato per un matrimonio). In giro si vedevano solo ministri, portaborse, giornalisti. Probabilmente era presto, la gente comune sarà arrivata più tardi per il discorso di Fini, ma faceva uno strano effetto quel par-terre in giacca e cravatta, scarpe e borse firmate in uno scenario extra-lusso: dov'erano i milioni di persone che votano il Pdl? Dov'era la gente comune, i poveri, quelli che abitano nelle case popolari e stanno con Silvio perché lo vedono alla tv e si entusiasmano perché li fa sognare? Perchè in quella festa non c'era neanche uno di quegli elettori popolari da cui il Pdl prende i voti? Più che una festa sembrava un club privato di amici degli amici, in cui i ministri non avevano paura di presentare le compagne nuove o ritrovate e se lo urlavano da una parte all'altra della piazza come se non ci fosse nessuno che li osservava (e in effetti, a parte la sottoscritta, infiltrata, non c'era nessuno che non fosse di loro). Tra quei ministri e il loro elettorato c'è un abisso, così come c'è un abisso tra la loro festa esclusiva e la vita di tutti i giorni delle persone che li votano. Sono stata felicissima di esser dovuta venir via per correre al mio circolo, dove Franceschini nella borsa non genera problemi con la sicurezza e dove tutti siamo uguali politici e gente comune.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 23:31 | Permalink | commenti (4) |
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sabato, 26 settembre 2009

L'INIZIO

Oggi ho fatto il mio primo intervento da candidata delegata al congresso Pd per la mozione Franceschini. Che emozione firmare la candidatura e parlare davanti a tante persone che fanno politica da molto tempo. Questa la traccia - che mi sono scritta stanotte - su cui ho basato il mio discorso: Dalla Festa Democratica alla Primarie, a sostegno di Dario Franceschini (pdf)


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 22:02 | Permalink | commenti |
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sabato, 19 settembre 2009

DARIO FRANCESCHINI A MILANO

A volte succedono cose che non ti aspetti. Da un po' di tempo sono impegnata con il Partito Democratico, un impegno che è cominciato per me un po' confusamente tra il gioco e la passione (pur avendo sempre votato da quella parte, non avevo mai ritenuto opportuno prendere tessere). Negli ultimi mesi, il mio impegno si è concentrato a sostegno di Dario Franceschini per la corsa alla segreteria del partito. L'ho fatto perché ho apprezzato tutto il lavoro, l'impegno e l'amore di questo segretario per il Pd. L'ho fatto perchè, da quando c'è Dario Franceschini, sono sicura che il Pd è il partito in cui mi riconosco e il futuro che vorrei per l'Italia è quello che ritrovo nelle sue parole chiare e dirette, senza paura di portare in evidenza una visione della vita concreta che contrasta con la società finta costruita su modelli televisivi.

Franceschini ha fatto tanto per il Pd e con il Pd, tra la gente vera, nelle strade, nelle piazze, nei mercati, nelle fabbriche, sui tetti con i precari e fuori dalla tv. Un percorso difficile il suo, ma più importante perché solo chi sta in mezzo alle persone vere e le ascolta è in grado di rispondere alle loro esigenze. Dario Franceschini ci ha dato un'idea diversa della politica rispetto ai soliti giochi di poltrone e - oltre ad essere il Segretario del Pd - è stato un militante, un volontario, uno di noi e, spesso, anche meglio di noi, che stiamo sempre a giudicare, a fare le pulci e riusciamo a farci del male anche quando le cose potrebbero andare bene.

Ieri Franceschini ha parlato alla Festa Democratica di Milano ed ha fatto il pienone: c'era gente ovunque, persino sul palco perché lo spazio non era molto grande e non sapevano più dove mettersi. Franceschini era accompagnato da Emanuele Fiano, candidato alla segreteria regionale del partito, e da Bianca Berlinguer (incredibilmente simpatica, sorridente, scherzosa).

Sono arrivata alla festa intorno alle 19.15 e, come sempre sono stata accolta dai volontari di Ignazio Marino che distribuivano i volantini e ho obiettato che quella sera non era corretto perché parlava un altro candidato. Mi hanno risposto che di Franceschini non è mai venuto nessuno dai comitati a distribuire il materiale, i volantini erano sparsi in giro un po' sui tavoli e chi voleva poteva prenderli. Poco dopo ci ha raggiunti un volontario di Bersani, anche lui con volantini da distribuire. Non potevo accettare una cosa del genere: Milano non poteva permettersi una figura così brutta con il segretario, con tutto quello che lui aveva fatto per il partito. Mi sono chiesta dov'erano i ragazzi dei comitati, quelli incontrati nelle varie riunioni, quelli che su facebook scrivevano che sarebbero passati  alla festa e che nessuno ha mai visto. Purtroppo gli impegni di lavoro rendono complicate le cose per tutti e tra il seguito di Franceschini ci sono molti giovani e in quanto tali impegnati, mentre i pensionati disponibili erano già tutti occupati a fare i volontari per la festa tra i tavoli dei ristoranti. Allora ci ho pensato io - che ci tenevo così tanto a far qualcosa di concreto per il segretario - ed è stato bellissimo! E' stato bellissimo distribuire i volantini di Franceschini nella sala poco prima che iniziasse il dibattito, è stato bellissimo essere chiamata da tutte le parti dalle persone che li volevano, è stato bellissimo essere ringraziata dalle persone (anche anziane) che mi dicevano che finalmente si vedeva qualcuno, è stato bellissimo parlare con il ragazzino che mi ha ringraziata dicendo che avrebbe letto il volantino ma lui era minorenne e non poteva votare... è stato così bello che questa sera e domani voglio tornare! 

Volontaria per Dario Franceschini allo stand del Pd alla festa democratica di Milano

Confesso che questa cosa è cominciata un po' per noia e po' gioco, nella confusione totale che ha dominato nei i miei ultimi mesi, ma ieri ero emozionata per davvero: ho aspettato l'arrivo del segretario (che già avevo visto in tutt'altre occasioni e non è che allora mi interessasse molto) con un'agitazione incredibile e con la voglia infinita di sentire cosa aveva da dirci. Dario Franceschini è stato un grande, ha emozionato la platea, ha divertito, ha detto parole chiare, forti, senza paura di prendersi responsabilità (sue e anche quelle degli altri), ha fatto discorsi di sinistra che quelli che si riempiono la bocca con questa parola non si sognano nemmeno. Franceschini ha rivoluzionato ogni cosa, a partire dal suo ingresso nell'area dibattiti, non dalla porta laterale più vicina al palco (affollatissimo di persone sedute e in piedi messe in ogni angolo), ma dal fondo dove era un muro di gente fittissimo. Alla fine è stato letteralmente assaltato da chi voleva una foto, un autografo, un saluto... Mai visto tanto affetto e tanta voglia di avvicinarsi al segretario, neanche nelle occasioni migliori!

Grazie Dario per questa serata speciale e per tutto ciò che stai facendo per il Pd!>>>

Foto della serata>>>

Grazie a tutte le persone con cui ho parlato ieri sera e grazie al mio circolo Pd Prato-Bicocca (zona 9 Milano) impegnato al Gnocco Fritto.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 14:12 | Permalink | commenti (3) |
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lunedì, 14 settembre 2009

FESTA DEMOCRATICA

In queste sere mi è capitato spesso di andare alla Festa Democratica di Milano. Per me è un appuntamento fisso, da qualche anno non ne perdo neanche un'edizione: è un po' come tornare a casa. Eppure, quest'anno c'è qualcosa di diverso che non è solo l'atmosfera tesa precongressuale che agita gli animi dei presenti. Il calendario dei concerti che accompagnano la Festa è cambiato: c'è di tutto, dal punk al pop (il culmine è Marco Carta, ex amico di Maria De Filippi!)... Non c'è più nessuno di quelli considerati "di sinistra": assente Vecchioni, assente Paola Turci, assente Barbarossa, assente Venditti... solo De Gregori è venuto. Le persone sono diverse: ci sono molte facce nuove, anche tra i volontari sono arrivate delle new entry e lo si vede dall'impaccio con cui si aggirano tra i tavoli dei ristoranti. E poi sono arrivate persone dai 35 ai 45 anni che prima non c'erano, c'è gente diversa che si aggira tra stand e ristoranti ma, soprattutto, che arriva per ascoltare i candidati alla segreteria che poi dovrà votare. E' bello vedere tante persone nuove che si avvicinano con interesse alla politica. Tra gli appuntamenti che si sono svolti fino ad oggi, il pieno lo ha fatto Ignazio Marino (complice la scelta di parlare in una calda domenica pomeriggio): il volto nuovo del Pd (l'unica vera novità invitata a parlare a Milano), emblema della laicità, ha portato alla Festa Democratica una marea di persone di tutte le età, ma di livello culturale piuttosto elevato, che non si erano mai viste prima. Per il resto, è la Festa di sempre, con il calendario politico di sempre, che si ripete sempre identico a se stesso, con i soliti noti: Fassino, Bindi, Bersani, Veltroni... grande assente Massimo D'Alema. Una festa vecchia: assenti le star delle elezioni europee; solo Debora Serracchiani è stata invitata a parlare, ma confinata in un dibattito per sole donne a parlare dell'immigrazione femminile. I dirigenti del Pd di Milano non sanno chi sia Debora Serracchiani e se lo sanno non la considerano: ne sbagliano il nome quando la presentano o quando ne parlano, non la vedono quando entra in sala con il suo visino da bambina cresciuta, non ci sono a disposizione dibattiti di rilievo in cui inserirla. Vista dal vivo Debora Serracchiani è una persona normale, non è né un mito né una mitomane come appare sui giornali o su Dagospia: parla in modo pacato e dice delle cose concrete. La poverina si era anche preparata sul tema del dibattito a cui era stata invitata, ma lì ognuno faceva parte per se stessa e nessuno l'ha ascoltata, neanche il numeroso pubblico presente (una signora che ha chiesto la parola, a fine incontro, ha provato a citarla ma non si è accorta che aveva capito l'esatto contrario di quello che l'europarlamentare aveva detto). Personalmente ho sempre trovato odiosa e incompetente Debora Serracchiani, sono andata alla Festa solo per vederla in faccia, ma in quel momento mi sono vergognata di essere di Milano: una città aliena, che vive di vita propria, sganciata dal resto d'Italia e con una festa in cui le donne per parlare devono essere messe in un dibattito a parte, da specie protetta e raccontare solo di se stesse, come se tutto il resto a loro fosse precluso, e finire per non essere nemmeno ascoltate. La sala del dibattito sembrava un collettivo post-femminista, un raduno di ex sessantottine che parlavano di se stesse e a se stesse (perché anche il pubblico era in prevalenza femminile). Il tema delle migranti, dei problemi che incontrano nell'integrazione (sociale, familiare, sanitaria) è un argomento serio, ma appare drammaticamente marginale in un'Italia dove ogni giorno ci sono precari che si arrampicano sui tetti, operai licenziati in cima alle gru... E' giusto parlare anche di "politica di genere" ed è sicuramente positivo che ci siano persone dedite solo a questo, ma fa ridere vedere "miss 100mila preferenze" che ha battuto Papi alle Europee, parlare di un argomento così. Eppure Milano è capace di far questo. Si dice che la Serracchiani piaccia ai giovani e la Festa di Milano non è una festa per giovani e, infatti, a sentirla non ce n'era neanche uno. Qualche giovane è arrivato per Marino, ma ne avevano radunati un po' anche Fassino e Veltroni (tante ragazze a farsi autografare il nuovo libro). Mentre la Serracchiani, Patrizia Toia e altre donne discutevano di donne, in libreria c'era un dibattito sui matrimoni omosessuali e Ignazio Marino girava per gli stand accompagnato dal "giovane" Francesco Laforgia a salutare. Il gruppo di Marino usa sempre toni accesi ed è superorganizzato e, nella giornata del suo arrivo, hanno distribuito adesivi, volantini, messo in piedi i banchetti. Una valanga di volantini li hanno fatti stampare anche Bersani e il candidato alla segreteria regionale che lo sostiene. Franceschini, con i suoi volantini, è discretamente presente tra stand e ristoranti, ma a serate alterne: la sera in cui Piero Fassino parlava del congresso (o meglio, avrebbe dovuto farlo, invece lo ha fatto solo per ammutolire Barbara Pollastrini, perché per il resto del suo intervento ha parlato d'altro), di materiale non ne è girato! Succede che la macchina organizzativa si inceppi: è tutto gestito liberamente dai volontari che fanno quello che possono e quando possono. Tra di loro tutti discutono del congresso, tutti chiedono all'amico o al conoscente o al vicino di posto "tu con chi stai?": il dibattito si accende tra i militanti o i simpatizzanti, più che sul palco. L'altra sera, fermo allo stand del Pd, c'era un giovane papà che diceva al bambino di aspettare perchè doveva prendere del materiale: ha preso un volantino di ogni candidato alla segreteria e il giornalino con stampate le tre mozioni spiegando al figlio che gli servivano perché "tra un po' dovrò votare e devo capire cosa fare e come fare". Il 18 arriva Dario Franceschini, tocca a lui chiudere.

Confesso che quando ho visto il programma politico della Festa Democratica di Milano ci sono rimasta male... Volevo altro dalla mia città che mi delude sempre. Ma quando ho visto il modo in cui vengono relegate le new entry nei dibattiti, ho pensato che sia meglio così: non mi sarei perdonata una figuraccia così grande dalla mia città con persone che stimo. Politica a parte, la Festa è bellissima ed è bellissima la gente nuova che arriva con interesse e curiosità e porta tutta quella passione e quella vivacità che la politica (troppo vecchia) non riesce più a portare.   


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 23:03 | Permalink | commenti |
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mercoledì, 09 settembre 2009

IN FABBRICA

Oggi, per lavoro, sono stata a visitare una fabbrica dell’hinterland milanese. Hanno invitato i giornalisti per presentare alcuni nuovi prodotti e - dopo la consueta conferenza stampa con tutti gli uomini che contano dell’azienda (tra cui un sosia napoletano di Gabriel Garko), il caffè e i pasticcini - il direttore di produzione ha guidato tutti in una visita allo stabilimento.
Per tutti l’obbligo di indossare gli occhiali di protezione e di attenersi a camminare entro le linee gialle per non intralciare operai e carrelli.
La scena all’interno sembrava quella di un film. Gli operai erano tutti in jeans e maglietta, molte anche le donne alle prese con saldatrici, cavi elettrici, bulloni…
Le linee di produzione (cioè le catene di montaggio) giravano a ritmo lento ma continuo e attorno ad ogni macchinario lavoravano più persone contemporaneamente.
Mentre gli operai lavoravano, il direttore di stabilimento ci spiegava il funzionamento delle linee e il quantitativo di pezzi al minuto che erano in grado di realizzare fino a raggiungere l’obiettivo della giornata. In alto, un tabellone luminoso segnalava eventuali difetti da correggere subito su qualche pezzo, il quantitativo di pezzi prodotti fino a quel momento e quanti se ne sarebbero dovuti fare secondo a non specificati calcoli: entrambi i tabelloni delle due linee segnavano il ritardo di un pezzo rispetto alla statistica. Così, mentre il direttore illustrava l’efficienza e la qualità della sua produzione, non ho potuto evitare una smorfia di disgusto per quel tabellone che mi sembrava un’ipocrita mossa per far correre gli operai alla ricerca dell’obiettivo.
“Solo un’impressione”, mi ha suggerito una collega con aria sorridente, specificando che “queste linee di produzione sono molto lente e ci sono pochi operai, si vede che la crisi ha toccato anche loro, anche se non vogliono dircelo, perché una volta il tutto era molto più frenetico”.
Un senso di disagio mi ha invasa anche mentre percorrevamo le corsie blu: noi, nei nostri vestiti perfetti, nelle nostre scarpine lucide, in mezzo a persone in jeans e maglietta sporca di lavoro e fatica, sembravamo fuori luogo.
Così come disgustoso mi sembrava un fotografo che immortalava ogni angolo e ogni persona, senza nemmeno chiedere il permesso, incurante del fatto che quelle stava fotografando non erano statuine o personaggi da film, ma delle persone mentre svolgevano il loro lavoro e che c’è una legge sulla privacy secondo la quale chi scatta e diffonde immagini di persone dovrebbe chiedere loro il consenso. Un’operaia ha nascosto il viso dietro al guanto nero: “no, sono brutta così, vengo male in foto”, ha detto.
Forse quegli operai stanno meglio di altri, forse quella fabbrica è davvero un’eccellenza nel suo settore ed è normale che il lavoro si svolga secondo quelle regole.
Forse quegli operai sono abituati alle passerelle dei giornalisti, dei sindacalisti, dei politici e di chiunque venga invitato lì e non ci fanno nemmeno caso o forse sono contenti di far vedere che svolgono egregiamente il loro lavoro, ma io non sono abituata a fare passerelle, a guardare le persone come se fossero animali nelle gabbie in uno zoo, a vedere numeri su un tabellone che ti dice che sei in ritardo e devi produrre di più.

By Diana nuvolasenzainverno alle ore 18:38 | Permalink | commenti (2) |
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domenica, 30 agosto 2009

GENOVA

Lanterna di GenovaGenova è una città che non ti aspetti: non bastano le canzoni di De André per conoscerla, anzi, forse adesso è proprio molto distante da quella musica (come lascia intendere la scritta su un muro vicino a Piazza Principe). Genova è tutta un sali-scendi di strade antiche che incrociano vie moderne, negozi-magazzino cinesi mischiati a quelli degli immigrati di altre nazionalità che affollano le stradine intorno al Porto Antico (che di antico non ha più nulla) in contrasto con le boutique di lusso distanti solo pochi metri, nella via del centro. Genova è la sua prima chiesa, antichissima, dei Cavalieri di Malta, da cui partirono i crociati, dalle mura buie e ricche di opere d'arte, nel cuore della città vecchia, circondata dal movimento frenetico della vita; ma è anche la cattedrale di San Lorenzo, nella sua piazza spaziosa e attorniata da negozi di souvenir artistici. Genova sono le case e i palazzi di tutti i colori, arrampicati sulle colline, che visti dal mare le danno un aspetto di paesino da cartolina di un'Italia immobile e lontana nel tempo. Ma invece Genova si muove, attorno al suo enorme porto: si muovono le navi che arrivano e ripartono, dalle gigantesche crociere ai traghetti sgangherati, dalle imbarcazioni industriali dalle mille funzioni agli yacth privati. Il suo acquario - da fuori decisamente brutto, simile a una fabbrica - attira innumerevoli turisti e contiene tantissime specie di pesci: per girarlo tutto ci vogliono circa 2 ore. Biosfera - GenovaSubito accanto, gli è stata messa una biosfera, con piante e animali tropicali in libertà, visibilitabile ma decisamente calda. Il porto antico è affollato di gente a tutte le ore, con i suoi bar e la sua passeggiata "lungomare" e lo è ancora di più in questi giorni che è animato dagli eventi della Festa Democratica (a cui partecipano tutti, indipendentemente dall'idea politica a cui appartengono, per il solo piacere di incontrarsi, di andare a sentire qualcosa o di vedere qualcuno e poi non ci sono solo ospiti "di sinistra"). I genovesi parlano una lingua diversa, non è di semplice comprensione per chi arriva da fuori. Tutti sono aperti e cordiali, ma basta una frase sbagliata o un tono non corretto per farli cambiare atteggiamento.

Genova - gita in barcaLa città mi ha accolta con la pioggia e il vento, per poi aprirsi al sole caldissimo. Era la prima volta che andavo a Genova e scoprirla è stata una vera sorpresa perché la città era completamente al di fuori dai canoni della mia immaginazione. In ogni caso, non credo che sentirò il bisogno di tornarci: è stata una giornata piuttosto complicata, soprattutto nella prima parte. Le scritte sulle porte delle toilette sembravano essere sintonizzate con il mio umore: "Questo posto fa cagare" ho letto di primo pomeriggio, sulla porta che non si chiudeva del bagno della galleria commerciale dell'acquario; "Qui mi sono inamorata prima volta", era invece la frase (forse di una ragazza non italiana data l'ortografia non proprio corretta) trovata a tarda serata nella toilette dei magazzini del cotone. Andando via, la sensazione era quella di esser stata su un altro pianeta e di non averlo capito a pieno, ma ormai andava tutto bene così.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 22:26 | Permalink | commenti (2) |
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lunedì, 24 agosto 2009

LOTTA DI CLASSE

La mia personale e quotidiana lotta di classe: dalla politica, al lavoro precario, dai troppi impegni e pochi soldi, ai sogni da tenere chiusi nei cassetti e buttar via la chiave (con citazioni dell'omonimo libro di Ascanio Celestini).

Lotta di classe>>> (pdf)


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 21:30 | Permalink | commenti (1) |
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domenica, 23 agosto 2009

VIAGGIO NELLA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

Eccolo, tutto insieme, il mio viaggio per la provincia di Pesaro e Urbino. Dalla spiaggia alla colline, da Pesaro a Urbino, dai girasoli alle torri di guardia, dai vacanzieri ai lavoratori, dal mare di Fano al castello di Gradara, fino alla Repubblica di San Marino.
Viaggio nella provincia di Pesaro e Urbino - agosto 2009>>> (pdf)

By Diana nuvolasenzainverno alle ore 12:22 | Permalink | commenti |
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sabato, 22 agosto 2009

TRENO DEL RITORNO

colline delle MarcheSembra un film degli anni ’60, invece è la realtà tragicomica del 16 agosto 2009.
La stazione di Pesaro, solitamente deserta, è affollata di treni e di gente con bagagli voluminosi.
Al binario 1, su cui è affacciata la sala d’attesa - stracolma di viaggiatori stravaccati sulle sedie – c’è un treno interregionale (di quelli vecchi, con i vagoni senza aria condizionata) fermo da po’, pare sia diretto a Pescara ma sta lì e la gente si accalca vicino alle porte aperte per prendere aria. Una signora con il pancione va avanti e indietro facendosi aria con una cartolina, il marito è sceso sul marciapiede a fumare una sigaretta. Una bambina piccola sta seduta sui gradini dell’altra porta e la mamma le tiene la mano per evitare che caschi di sotto, un bimbo sta aggrappato al finestrino con la testa fuori. Una signora robusta passeggia nervosamente sul marciapiede, lamentandosi ad alta voce, mentre una ragazza fa mille telefonate con il cellulare e ripete a tutti la stessa cosa: “Siamo fermi, non sappiamo niente”.
Un ragazzo cerca qualcuno per sapere come fare per le sue coincidenze saltate: “Devo andare a Frosinone: dovevo essere a Falconara alle 12.00 e lì prendere un treno per Roma Termini e poi il regionale per la mia città… Sono le 13.20, dimmi te”…
Sembra la scena di un film con le famiglie popolose del dopo-guerra in partenza per le vacanze che viaggiano sui treni dei proletari, cercando di non spendere troppo perché i soldi sono pochi.
E invece siamo in un altro secolo, i biglietti dei treni (anche di quelli più sgarrupati, che non dovrebbero nemmeno più circolare) costano parecchio: sono riusciti a chiamare Eurostar anche treni che fanno tutte le fermate sulla costa, impiegando 4 ore e 15 minuti per un viaggio che un altro Eurostar fa in 3 ore e 15 minuti, ma il prezzo del biglietto è identico per entrambi i treni.
Le biglietterie automatiche sono affollatissime e anche l’unico sportello aperto è preso d’assalto da chi cerca un cambio di biglietto al volo.
Ogni tanto la voce al megafono annuncia ritardi di circa 30 minuti su tutti i treni che transitano sulla linea Ancona – Rimini, in entrambe le direzioni, per un controllo delle forze dell’ordine nella stazione di Ancona. Peccato che sul tabellone delle partenze quei 30 minuti sono 58, 70, 115 addirittura sul treno per Bari.
Gli uomini delle Ferrovie ci sono, ma non indossano la divisa (meglio non farsi riconoscere quando c’è caos, si sa mai che qualche agitato si metta a protestare), portano solo il cartellino e il fischietto.
Uno è fermo davanti al treno per Pescara che forse, dopo un’ora di attesa, può riprendere la sua corsa: “C’è stato un allarme bomba ad Ancona. Pare che qualcuno abbia telefonato dicendo che c’era una bomba su un treno e bisogna fare i controlli”, spiega ad un collega.
Curioso un allarme bomba il giorno dopo l’annuncio del successo del pacchetto sicurezza da parte di Berlusconi e Maroni e in perfetta coincidenza con il rientro dalle vacanze per milioni di italiani.
I viaggiatori esausti non si rassegnano alle troppo lunghe attese e cercano di scoprire se il loro biglietto vale per altre tratte, in modo da cercare di raggiungere casa il prima possibile ugualmente, così che viene preso d’assalto un interregionale per Piacenza da molti turisti diretti al Nord, che sperano di trovare nella cittadina emiliana coincidenze più fortunate per le loro destinazioni da raggiungere.
Anche nell’Eurostar che da Lecce va verso Milano le cose non vanno meglio e la gente è ovunque. Una famiglia numerosa cerca di sistemare i suoi troppi bagagli: il padre resta indietro con la valigia più grossa, la ragazzina cicciottella si fa largo a spintonate e piazza mamma e zia; la sorella magra sistema le sue cose, mentre lo zio – infilando maldestramente la valigia nel portabagagli – schiaccia e quasi distrugge un sacchetto di carta (pieno di non si sa cosa) di qualcuno che aveva occupato il posto prima di lui. Alla fine sopraggiunge il padre con altre due grosse valigie e, mentre fa alcuni spostamenti strategici di bagagli, una voce di donna urla: “Riky vieni qui. Riky dove vai? Fermati, torna qui” e un bimbetto di circa 2 anni in canottiera e pannolone avanza sorridente e traballante con la manina in bocca.
Ci mancava Alberto Sordi e poi saremmo stati al completo!

By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:00 | Permalink | commenti |
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venerdì, 21 agosto 2009

LA REPUBBLICA DI SAN MARINO

San Marino - Prima TorrePer chi non ha idea di come sia collocato San Marino, arrivarci è una sorpresa. Qualcuno me ne aveva parlato come di una “collinetta sopra a Rimini”, con tre torri sulla cima. La realtà è che si tratta di una repubblica costruita sul Monte Titano a circa 700 metri sopra al livello del mare e le tre torri si trovano ciascuna su una punta diversa. Viste dal basso, mentre l’auto si arrampica sulle curve della montagna, le tre torri sembrano ad un’altezza inarrivabile e sembra incredibile che ci si possa spingere fin lassù. La strada, anche nei suoi tratti curvilinei è quasi sempre priva di guard rail o altre protezioni e, mentre la macchina svolta, guardare il burrone di sotto fa impressione: “Il vuoto da lassù fa girare la testa”, diceva qualcuno in tutt’altro contesto e riferendosi ad un altro luogo, ma la sensazione di vertigine è la stessa.
Una volta arrivati a destinazione, però, il tutto fa meno impressione e, salendo a piedi tra i sentieri che collegano le tre torri, mischiati al mare di turisti che sempre affollano la piccola Repubblica, non ci si rende conto di essere arrivati in cima al mondo. La prima torre è collegata alla seconda da un sentiero sulle mura da cui si dominano tutte le colline e le valli circostanti, è chiamato “Passo delle Streghe” e ad accogliere i turisti ci sono anche due bandiere dei pirati messe dal bar che riempie la piazzetta dell’arrivo. La seconda torre, invece, si collega alla terza con una specie di sentiero nel bosco.
Per vedere San Marino basta una giornata; la Repubblica è tutta a salite e discese, vicoli, scalini, squarci di mura con vedute panoramiche, casette piccole e basse di mattoni e persiane e una valanga infinita di negozi.
A San Marino si vende di tutto, soprattutto oggetti firmati (occhiali, borse, profumi) e le loro imitazioni: la leggenda vuole che i prezzi siano più bassi rispetto all’Italia perché qui non ci sono tasse, ma l’impressione è che le differenze non siano poi così consistenti, salvo per alcune offerte speciali. Ecco che allora diventa importante guardare bene i negozietti in cui ci si imbatte, confrontare i prezzi (hanno più o meno tutti le stesse cose, ma il prezzo può variare moltissimo da un negozio all’altro), verificare l’autenticità della merce (di solito le imitazioni sono segnalate, ma ci sono negozi che vendono sia cose vere che false). Infiniti sono poi i negozi di souvenir con candele, elfi e fatine, calamite, cartoline, piattini e portacenere, penne, portachiavi, armi antiche e tutte quelle inutilità che vendono uguali identiche in qualsiasi luogo del mondo. San MarinoTroppe le bancarelle che affollano i luoghi storici e ne rovinano lo scenario con i loro tendoni bianchi e gli scatoloni per la merce buttati a terra sul retro. Troppi anche i commercianti sulla porta che si inventano di tutto per farti entrare e per convincerti che quello che trovi nel loro negozio è meglio rispetto a quello che puoi trovare altrove: a volte sembra di stare a Tunisi, con i venditori di tappeti che, con la scusa di offrirti un the o di farti fare un giro turistico, ti portano nel loro negozio per farti comprare qualcosa; solo che i commercianti di tappeti tunisini spesso sono poveri, mentre i negozianti di San Marino non lo sono per niente.
Girando per le viette, la sensazione è di essere dentro ad un grande circo, una messa in scena, come un grande centro commerciale di quelli che vanno tanto di moda adesso, dove tutto è finto, ricostruito ad arte ad uso e consumo di chi capiterà da quelli parti.
Lasciando la colorata Repubblica, si ha la sensazione di venir via da un villaggio vacanze, dove ci si è divertiti, si è speso parecchio, si è giocato molto e forse si è anche visto qualcosa.

By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:17 | Permalink | commenti |
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giovedì, 20 agosto 2009

VIAGGIO NELLE MARCHE: URBINO

UrbinoUrbino è bellissima, con le torri del suo Palazzo Ducale che svettano sulla cima della collina e hanno fatto il giro del mondo. Dal parco della Fortezza di Albornoz si vede tutta la città e le colline intorno. La città, patrimonio dell’Unesco, di pomeriggio è battuta dal sole nelle sue strade tutte a salite e discese, scalini e vicoli rinchiusi tra le mura nell’alto della collina.
Urbino è la città di Raffaello, con la sua casa adibita a museo che ospita anche opere di arte contemporanea dell’accademia a lui intitolata. E sempre a Raffaello è stata dedicata una mostra ospitata nel Palazzo Ducale fino al luglio scorso.
Il Palazzo Ducale conta ben 365 stanze, “una per ogni giorno dell’anno”, spiegano le preparatissime guide dislocate all’interno. Il Palazzo Ducale, ovviamente, è stato fatto costruire dal “Duca”. Alla domanda su chi sia il “Duca”, gli urbinati stropicciano un po’ gli occhi e rispondono solo un “Federico”, che sta per Federico da Montefeltro. Ma per loro, questo personaggio, noto in tutto il mondo per il ritratto che gli fece Piero della Francesca, è semplicemente “il Duca” ed “è”, al presente e mai al passato, come se fosse ancora lì a vagare per i saloni del Palazzo, a chiudersi nel suo studiolo di legno intarsiato e ad ascoltare la musica di quegli strumenti che si è fatto ritrarre o a dare ordini alla numerosa servitù (“il palazzo ospitava circa 500 persone”, fa sapere una delle guide). Non a caso, per il Ferragosto è stata programmata la “Festa del Duca”, una sorta di rievocazione storica delle nozze di Federico da Montefeltro con Battista Sforza.
UrbinoUrbino resterà una città museo”, dice il proprietario di un internet point: “È una città morta, non viene più nessuno perché è troppo cara”, insiste e, mentre lo dice, indica con la testa il negozio delle borse di Furla che occupa l’intero palazzo di fronte a lui.
Viene dalla Romania, ha una quarantina d’anni e da tre sta ad Urbino e gestisce un negozio-laboratorio di computer: è nato come internet point per gli studenti “ma oggi tutti hanno il computer portatile e le chiavette e questo servizio non serve più”. Le sue postazioni web sono molte e tutte dotate di sistemi operativi nuovissimi e blindatissimi: è vietato scaricare qualsiasi tipo di materiale senza consenso, certi siti non si vedono e su quei computer non si gioca: “Non voglio rischi, io pago molto per questa attrezzatura: questa è roba di lavoro, ci sono programmi con tutte le licenze regolari che servono a chi deve impaginare la tesi o fare ricerche”.
L’idea dell’internet point non gli è mai piaciuta troppo, lui è un tecnico e insieme ad un collega si occupa anche di riparazione e vendita dei computer, ricerca di componenti per hardware e software e tiene dei corsi sull’utilizzo dei sistemi, ma a Urbino non va: “Pago 1.300 euro di affitto del locale perché sono in una via centrale e non viene quasi nessuno, perché a Urbino non c’è nessuno”. La città è troppo cara, insiste l’imprenditore romeno, “per fare la spesa vado a Pesaro” e anche gli universitari calano di anno in anno: “Un giorno è venuto un ragazzo che voleva iscriversi qui all’università e suo padre gli ha detto di scegliere una città con dei prezzi normali, tanto oggi ci sono buone università ovunque”. E i turisti? “I turisti arrivano la mattina, ma in quattro o cinque ore vedono tutto e poi ripartono… Nessuno si ferma qui, perché qui non c’è niente: ci sono solo bar, negozi di souvenir, musei, negozi di lusso per chi ha tanti soldi. Non c’è vita a Urbino”.
E effettivamente la città è vuota, ma la vicinanza del ferragosto e il caldo torrido del pomeriggio scoraggerebbero chiunque a uscire. In giro ci sono solo turisti arrivati per lo più a coppie, che a forza di ritrovarsi insieme da un museo ad un punto di vista panoramico finiscono per formare un gruppo unico e aggirarsi insieme tra vicoli e scalini così che anche se ci si perde, almeno si è in compagnia.
Fortezza di Albornoz - UrbinoDopo ferragosto il tecnico-imprenditore chiuderà il suo negozio per trasferirsi a Rimini: “Il nuovo locale mi costerà 600 euro di affitto, ma i commercianti vicini con cui ho parlato sono stati tutti gentili, mi hanno detto di cominciare subito a portare locandine e volantini che mi fanno un po’ di pubblicità… là c’è un altro clima. Qui hanno tutti i soldi: siamo in una regione rossa storicamente, ma io vengo da un Paese comunista e non ho mai visto comunisti proprietari di quattro o cinque palazzi”.
Sfuma così la città-gioiello, quasi troppo bella per essere vera, immersa in un passato senza tempo, come prigioniera di un incantesimo magico e persa in un silenzio di gatti addormentati al sole, in un temporale improvviso che oscura il cielo come fosse notte, mentre la vita riprende oltre la porta delle mura, verso la strada su cui sfrecciano le auto che scendono dalla collina fino al mare.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:51 | Permalink | commenti |
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mercoledì, 19 agosto 2009

VIAGGIO NELLE MARCHE: PAOLO E FRANCESCA A GRADARA

Castello di GradaraA Gradara si trova il Castello diventato famoso per la vicenda di Paolo e Francesca. Dalla strada provinciale il Castello in cima alla collina sembra un grosso gatto rosso addormentato.
In realtà i due sfortunati amanti, raccontati nel V Canto dell’Inferno da Dante, ebbero una parte ben poco rilevante nelle vicende di quella corte appartenuta prima ai Malatesta, poi ai Borgia, agli Sforza e ai Della Rovere: di loro due restano solo i nomi dati alle varie taverne intorno al Castello e i gadget per i turisti (la maggior parte dei quali arriva lì proprio per loro).
All’interno del Castello, tutto ricostruito e riarredato di recente, di Francesca resta solo la stanza da letto con un leggio (e arrivati qui è la guida turistica ad improvvisare una recitazione del testo di Dante) e il vestito che indossò Eleonora Duse nell’interpretare la sua parte.
Il resto del Castello sono prigioni, pozzi, sale per ricevimenti, stemmi di signorie che si sono succedute.
Camminamenti di ronda del Castello di GradaraDai camminamenti di ronda (la cima delle mura, con i merletti) si dominano tutte le colline (compreso il Montefeltro e San Marino) e il tratto di mare che va da Gabicce e a Cesenatico.

Intorno al Castello, racchiusi nelle mura, le casette medievali si colorano di ristoranti, taverne, negozi di souvenir, musei delle armi antiche e la sera il Medioevo riprende vita, durante i solstizi al castello (così sono chiamate le serate a tema, con visite ai luoghi storici nel fascino di rievocazioni di danze medievali, battaglie, spettacoli di mangiafuoco) in cui è possibile anche assaggiare prodotti tipici del territorio.
Entrare nelle mura di Gradara è come entrare in una fiaba del Medioevo di cavalieri e principesse, di intrighi di palazzo, di guerre di conquista e di tutte quelle storie raccontate dalla letteratura.

Forse ispirata dalle vicende di Paolo e Francesca, all’interno del Castello di Gradara, è stata allestita la mostra “Baci Rubati”, con quadri dedicati ai più famosi baci della storia dell’arte e della letteratura.

Alla fermata dell’autobus per ritornare al mare, un ragazzo di Ferrara in gita con la fidanzata mi prende in giro: “Ma come vieni a Gradara e non sei mai stata a Ferrara? Ma ci devi venire, sai che è bellissima. Poi fanno il Palio, che è una rievocazione storica bellissima e, di solito, ai turisti piace molto”. Chissà, magari la prossima gita sarà lì…


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:07 | Permalink | commenti |
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martedì, 18 agosto 2009

DISCORSI SOTTO L'OMBRELLONE

Bar mobile by Luca in transito ai bagni Lallo di PesaroAnche quest’anno in spiaggia ci siamo tutti: la signora giapponese appassionata dell’opera di Rossini che non capisce una parola di italiano, la coppia francese che invece l’italiano lo sa benissimo, la badante ucraina che nei giorni liberi va gita, la coppia di anziani milanesi che si fanno un mese al mare, la signora cicciona che parla con tutti, la sosia di Martina Stella che però ha abbandonato il biondo platinato e l’abbronzatura integrale ma non il vizio di andare con i bagnini (quello di quest’estate è biondo e non proprio giovanissimo) accompagnata dalla madre… e come sempre numerose famiglie con bambini, compagnie di ragazzi, coppie di fidanzati. Tantissimi gli stranieri, secondo la televisione la maggior parte sono tedeschi, ma in spiaggia e per le strade è di gran lunga più frequente sentir parlare in francese.
Una signora sulla sessantina telefona ad un’amica, mentre prende il sole sul lettino in riva al mare: “Bisogna sempre cercare di migliorarsi, anche per se stessi; se poi ci si diverte anche, meglio ancora! Nella vita c’è molta differenza tra lasciare una scia di profumo o una scia di puzza”.
Una più giovane, invece, telefona in mezzo al mare… peccato che non ci siano onde per travolgerglielo quel telefonino!


Ma i discorsi sotto l’ombrellone non sono tutti qui.
Molte aziende del territorio di Ascoli Piceno sono in chiusura e le persone hanno saputo di esser state licenziate o messe in cassa integrazione il primo giorno di ferie.
Il territorio dell’ascolano è quello che ha registrato il minor numero di abitanti partiti per le vacanze: invece di godersi l’estate, molti operai si sono ritrovati a dover presidiare le loro fabbriche.
Così, anche i discorsi da spiaggia hanno cambiato tono: si discute di fabbriche e mobilità; qui non interessa a nessuno il “Sex and the Silvio” che raccontano i giornali. Qualcuno sorride: “Quello sta in Sardegna, che gliene frega degli operai”… Già, infatti Silvio pensa alla legge sulla privacy per non far pubblicare altre sue foto della Sardegna, mentre la Lega pensa all’introduzione dei dialetti nelle scuole (incurante del fatto che proprio al Sud i dialetti sono più forti anche nelle scuole e forse ci sarebbe bisogno che si insegnasse l’italiano) e delle bandiere regionali… ma degli operai che stanno perdendo il posto di lavoro e che, anziché essere in vacanza, si trovano a presidiare le fabbriche nessun politico parla.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 00:06 | Permalink | commenti |
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lunedì, 17 agosto 2009

VIAGGIO NELLE MARCHE: PESARO

Colline di girasoliQuando il treno lascia la Romagna per addentrarsi nelle Marche, lo scenario dal finestrino cambia fisionomia e le colline, dove i campi arati si alternano a zone completamente verdi, aumentano di volume e intensità.
Girando in macchina da un paese all’altro, bastano poche curve per cambiare il paesaggio ed è facile trovarsi con il mare azzurrissimo da una parte e le colline dall’altra. Le Marche, appena lasciato il mare, sono le colline ancora gialle accese di girasoli, di quelle che si vedono solo in cartolina, sono strade sterrate che portano in casali immersi nel verde, sono campi coltivati divisi da vialetti alberati. Ma sono anche tante gru che svettano nel cielo, tra cassette di colori sgargianti che vanno a formare nuovi villaggi in costruzione circondati dalle colline. Le città e i paesi spuntano in lontananza come miraggi sulla cima delle colline, con i loro castelli e i loro palazzi che li hanno resi celebri. E immersi nel paesaggio collinare ci sono anche tanti stabilimenti e fabbriche, dalle industrie automobilistiche ai mobili, dall’onnipresente Scavolini ai macchinari agricoli o da costruzione.

A Pesaro l’antico e il moderno convivono: il centro storico con le sue vie strette medievali e quel che resta dell’antica Roma si integra con i palazzi rinascimentali lasciati dalle signorie, i colori chiari e luminosi del Liberty e la piazza del Popolo in perfetto stile anni ’30.
I negozi hanno orari tutti particolari, un po’ perché essendo agosto molti commercianti sono in ferie e un po’ perché Pesaro apre le porte a modo suo. Quel che è certo è che non si può entrare in un negozio di lusso se non si è vestiti adeguatamente perché, per chi ci lavora dentro, non contano solo i soldi che si hanno in tasca ma anche quelli che si indossano…
Lasciando la via principale con i suoi negozi di alta moda affollati di turisti, per prendere i vicoli laterali che portano in quel che resta del nucleo storico della città, è facile imbattersi in vie silenziose, vuote, percorse solamente dal sole e dal vento, con casette di finestre con le persiane marroni accostante e i piccioni sulla grondaia che fanno da padroni. In altri vicoli medievali addirittura il sole non è mai entrato. Qualcuno alle prime armi con il pianoforte prova le scale e la musica riempie la strada silenziosa.
Sul lungomare, invece, è tutt’un’altra storia, fatta di hotel nuovissimi e superaccessoriati, spesso costruiti come grattacieli (degli autentici eco-mostri che tolgono la veduta panoramica di Pesaro che andrebbe dal monte San Bartolo al colle Ardizio) uno addosso all’altro, sopra a locali di tendenza frequentatissimi a tutte le ore da persone di ogni tipo.
Solo Baia Flaminia è un mondo a sé, al di là del porto e del fiume Foglia, con la spiaggia bianca e il promontorio verde che le si getta dentro. Intorno, di giorno è il deserto: sembra la Sardegna, bianca e assolata, fatta solo di sabbia e di mare. Di sera, invece, prendono vita i locali alla moda, con la musica alta, le ragazze biondo-platino in minigonna con la borsetta griffata e i maschi con l’aria da duri. Signore giapponesi che escono dal villaggio Alpitour allestito nel grande Hotel Flaminio – della cui animazione probabilmente non capiscono nulla – e si dirigono nei loro tubini firmati verso la piazza con la fontana sovrastata da una lastra di metallo (arte contemporanea), che si anima spesso di concerti. Ai normali restano la gelateria e il circolo del tennis.
Dietro al Flaminio c’è una strada di lampioni che porta fino alla villa di Pavarotti. Qualcuno al porto di Pesaro se lo ricorda quando arrivava a prendere la barca sempre vestito con i suoi colori variopinti: “a lui piaceva molto Pesaro, adesso non si vede più nessuno” - commenta il marinaio – “forse la signora preferisce stare a New York”.


By Diana nuvolasenzainverno alle ore 16:35 | Permalink | commenti (2) |
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